Acquisto di casco, guanti e giubbotto

Dopo il viaggio in val Resia mi rendo conto che devo investire un po’ per adeguare il mio abbigliamento ai giretti che farò in moto…

La prima spesa è per il casco, visto che il mio vecchio “M.Robert” ha la visiera crepata e non trovo i ricambi. Opto per il modulare Mathisse Sport della Airoh, lo vedo su Ebay a 90 Euro, ma in molti casi, e la cosa non è specificata chiaramente, si tratta di caschi con calotta non verniciata, non sono convinto della cosa e preferisco andare al concessionario Airoh (Tecno Sport Morena, Tricesimo, UD), pagarlo 130 Euro ed averlo in un grigio metallizzato molto simile a quello del Varadero.

Il casco è ottimo, quando ha la mentoniera alzata il vento non crea problemi e quando è chiuso il confort è ottimale, niente da dire sul prodotto.

Per i guanti estivi decido di non spendere molto e opto per i “Tucano Urbano” Ginko 947, costo 24 Euro. Confort buono, sotto i 10 gradi però il freddo si fa sentire parecchio.

La giacca. E’ un problema, perchè quelle “di marca” in tessuto mi vengono proposte invariabilmente a 200 Euro, cifra che non ho intenzione di spendere, faccio di testa mia, vado da Bep’s e compro una Axo “Easy Jacket” in offerta a 56 Euro, ha l’interno imbottito sfoderabile, non è all’ultimo grido, ma si dimostra funzionale. Senza interno resiste tranquillamente a temperature fino agli 8 gradi su percorsi fino a 20 km (oltre non ho ancora avuto modo di provarla).

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Terzo pieno

A quota 1000 km. ecco i dati del terzo pieno: 14 litri per 443.8 km, per una media di 31.7 km/l.

I consumi non mi sembrano alti, tenuto conto che ho fatto un bel po’ di montagna e un viaggio da 120 km in due in cui ho tenuto il gas aperto parecchio.

Domani primo tagliando.

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Gorizia e il monte Sabotino (a metà…)

Domenica 2 settembre c’è una bella giornata di sole e caldo a Udine, quindi decido di andare a mangiare a Gorizia e ritornare in tempo per la gara della MotoGP in TV, ovviamente, visto che sono di strada, vorrei andare a cercare la strada che porta in cima al monte Sabotino, altura che domina Gorizia e che fu di importanza strategica nella prima guerra mondiale.

La suddetta strada è molto difficile da trovare, bisogna salire verso Oslavia e ad un tornante a sinistra girare per Costa Bona, proseguire in mezzo ai vigneti e quindi prendere a destra quando la strada comincia a salire, ancora un po’ di km e si arriva in Località Villa Vasi. Qui trovo due della forestale, a cui chiedo lumi sulla fantomatica strada.

E’ una strada militare, dico a quelli della forestale che devo solo fare un giretto e mi rispondono “varda che no te bechi i Carabinieri o i te denuncia”.

In effetti l’imbocco è abbastanza minaccioso, c’è un enorme cartello di divieto (anche di transito a piedi) se non accompagnati da autorità militare e dotati di permesso. Entro lo stesso, faccio un chilometro ed arrivo al piazzale panoramico e mi fermo.

Questo piazzale è proprio sopra quella che io chiamo “la strada della guerra fredda” e cioè un pezzo di statale slovena che passa in territorio italiano per poi sbucare di nuovo in Slovenia. All’epoca della guerra fredda per evitare espatrii indesiderati, la suddetta strada fu circondata di reti di protezione altissime e fiancheggiata per tutto il suo percorso da due strade per il pattugliamento.
Si può intuire quale fosse l’atmosfera dell’epoca, sembra di stare a Berlino, solo che invece di avere un muro in mezzo alle case, è ai bordi della strada.

Decido di non proseguire per evitare grane, la strada arriverebbe praticamente in cima al Sabotino e da qui si potrebbe scendere verso Ovest a visitare le postazioni austriache (recentemente utilizzate da Alberto Angela per il suo speciale sulla Prima Guerra Mondiale), ma ’sta cosa della denuncia dei Carabinieri non mi lascia tranquillo. Ovviamente non faccio nemmeno delle foto, essendo in zona di confine.

Quando scendo (e sono ancora nella strada militare), incrocio la Panda della Forestale che probabilmente sta venendo a cercarmi…saluto con la mano e fuggo!

Vado quindi a Gorizia e faccio una deviazione per vedere Piazza della Transalpina, altro simbolo della guerra fredda. Questa piazza ospita la stazione della Transalpina, che all’epoca della divisione del territorio dopo la Seconda Guerra Mondiale, fu assegnata alla Yugoslavia.

La cosa paradossale era (ed è) che il confine passa proprio in mezzo alla piazza, quindi la stazione voltava le spalle alla Yugoslavia… Con la fronte rivolta verso l’Italia non poteva mancare la provocazione di regime e, fino alla caduta del muro, sulla facciata compariva la scritta “Stiamo costruendo il socialismo”, accompagnata da una bella stella rossa.

Nel 2004, con l’adesione della Slovenia all’Unione Europea, hanno deciso di fare un gesto simbolico, abbattere la rete che divideva in due la piazza e renderla aperta alla pubblica circolazione. Aperta è una parola grossa, perchè in realtà dei cartelli in tre lingue ricordano come ci si trovi in prossimità del confine di Stato e che la circolazione è consentita solo all’interno della piazza. Insomma, era meglio se lasciavano la rete…

Arrivata l’ora della pappa mi fiondo alla “Trattoria da Gianni”, nota in tutto il Friuli per le sue porzioni elefantiache. Mi prendo una “ljubljanska” (Cordon bleu) ed una porzione di patate in tecia, sono enormi, le affronto con calma ma non serve a niente, arrivo circa a metà ed il resto me lo porto a casa, come da costume del locale. Per curiosità, quando arrivo a casa peso gli avanzi: 1 chilo di roba!!!! Ci si può mangiare in due, se non in tre ed il prezzo è irrisorio, ho speso solo 15 euro…

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L’orrido della Molassa, seee…magari!

Gran giornata di sole e caldo oggi in Friuli, dopo aver visitato un paio di pagine su Internet e firmato per il V-day, decido di partire per l’orrido della Molassa, un piccolo canyon che collega Montereale Valcellina a Barcis, lungo il quale corre una strada spettacolare, incassata sui monti e a strapiombo sul torrente sottostante.

Purtroppo però è quello che dicono, in quanto tale strada E’ CHIUSA! Sul web le notizie non sono aggiornate, si trova scritto ovunque che la strada ad un certo punto è priva di manutenzione, ma non che è chiusa da un cancello dove non c’è un solo lucchetto, ma ben cinque, di cosa avranno paura non lo so…

Il pannello relativo ai lavori in corso in questa strada parla di “ristrutturazione della vecchia strada”, costo un milioncino di euro, fine prevista dei lavori 31.12.2006, ma ehi, siamo in Italia, è settembre 2007 e la strada è blindata…

Ma non è solo questo, vi riassumo brevemente la storia della Strada Statale 251: una volta esisteva l’orrido della Molassa, la strada era sì impervia e pericolosa, ma accidenti, per collegare due paesi in cui vivono quattro gatti era più che sufficiente…invece no, hanno deciso di bucare una montagna con una galleria faraonica (che porta in mezzo al nulla) e di dismettere il tratto dell’Orrido della Molassa. Poi si sono accorti che hanno fatto la cazzata e ne hanno fatta un’altra, spendere altri soldi per ripristinare la vecchia strada, accorgendosi che il canyon era più spettacolare di un cazzo di galleria.

E questa è la situazione attuale: lavori in corso. Si potrebbe procedere a piedi, ma non ne ho tempo e voglia, giro la moto e me ne torno a casa. Grossa delusione, ma rimane il bel viaggio, condito da tratti veramente unici da percorrere in moto, come quelli che collegano Montereale a Sequals: da un lato la montagna, sotto lo strapiombo sul Cellina o il Meduna, in una sequenza di curve che non annoia e infatti non si contano i motociclisti in queste strade che, percorse in auto, sono troppo lente e noiose. La prospettiva è diversa dalla moto.

Da segnalare sulla strada che collega Sequals a Maniago un posto in cui è obbligatorio fare una sosta: Il Chiosco, un bar-rivendita che si affaccia sulla statale, nel quale vendono specialità alimentari ottime a prezzi ridicoli. Tra l’altro, molte delle specialità, tipo le mele, provengono proprio dalle coltivazioni circostanti.

Dopo la sosta ristoratrice si torna a Udine, con fermata obbligatoria a San Vito di Fagagna, dove c’è il concessionario “American Cars” e si possono ammirare dei macchinoni americani notevoli: eccezionale una Buick berlina anni ‘50 e molto attraente una Buick Coupè anni ‘70, quest’ultima a 8.000 Euro.

Il viaggio senza meta da Udine fino a Montereale e ritorno è di 120 km, con l’ultimo pieno sono a quota 420 km e la spia della riserva non si è ancora accesa…

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Secondo pieno

Il secondo pieno lo faccio tra i 300 e i 600 km, ancora una volta sono troppo prudente, è domenica, non voglio rischiare di trovarmi in riserva e a 373 km riempio: 10.25 litri, consumo 36.43 km/litro

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Subit e il Monte Namlen

Alle 17 finisco in ufficio, ho il resto della famiglia in vacanza, chi me lo fa fare di tornare a casa? 

E infatti devio e parto verso le montagne, beh, montagnine, collinone, insomma quegli agglomerati rigonfi che si affacciano sulla pianura friulana.
Sono strade che conosco bene dopo tanti anni di ciclismo, mi sono fatto praticamente tutte le salite nel raggio di 40 km da Udine, e decido di optare per una delle meno pendenti, quella che attraverso Subit porta sui monti le Zuffine, e più precisamente sotto il monte Namlen.

La strada fino a Subit non presenta nessun problema, anzi, è stata riasfaltata di recente per gran parte del percorso, sembra una pista…violente tracce di staccate mi ricordano sia le traiettorie migliori, sia che per l’ennesimo anno mi sono perso il Rally delle Alpi Orientali, vabbè… La Varadero procede tranquillamente in terza, la seconda serve solo per i tornanti, veramente stretti.

Dopo Subit incontro un cartello che, minaccioso, indica che la strada è militare, senza manutenzione e che si “declina ogni responsabilità”; mi ricorda un po’ quelle scritte all’inizio dei film porno che recitavano “chi prosegue nella visione è consapevole e quindi consenziente”, non gli dò molto peso e proseguo.

La strada l’avevo percorsa per l’ultima volta con la bici da corsa 7-8 anni fa e, a parte qualche buco, era praticamente normale, ora invece, dopo che i militari se ne sono andati dal Friuli, la strada è un’autentica merda.

La vegetazione la rende strettissima, il muschio cresce in tutte le parti in ombra e molte volte il vecchio asfalto, chiarissimo, si confonde con un infido brecciolino, stesso colore ma aderenza molto diversa, in discesa è meglio non toccare il freno davanti e in salita capita che la posteriore slitti, è come andare sul ghiaccio… questa foto chiarisce un po’ lo scenario:

strada-namlen.jpg

arrivo allo scollinamento, dove non c’è nulla, solo una stradina si diparte verso un’area nascosta in cui ci sono delle panche e dei tavoli. Immagino che in estate sia un piccolo paradiso, visto che è in mezzo agli alberi e con un panorama favoloso…
Decido di non proseguire, dal lato di Taipana la strada me la ricordo pessima, ora sarà praticamente un budello nella giungla…
Sul Namlen si gode di un’ottima vista su Taipana, incassata alle pendici del Gran Monte e con la catena del Musi che fa capolino da dietro:

taipana.jpg

dopo aver ripercorso la strada-budello, a Subit mi fermo per un panorama sulla sottostante Attimis:

attimis-subit.jpg

e via a casa, un’ottantina di km in tutto, al freddo, perchè stamattina c’erano 9 gradi a Udine e a 1000 metri alle 18.30 non penso che la temperatura fosse molto diversa, è arrivato il momento di comprarsi i guanti invernali…

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Primo pieno

Dopo aver letto sui forum che la Varadero fa dai 25 ai 30 con un litro e che l’autonomia in genere è sui 400 km, quando passo i 300, considerando che è in rodaggio (conseguenti maggiori attriti e quindi più consumi) mi fermo al distributore, mi mette 9 litri (capienza 17), di più non ce ne stanno…

Risultato del primo pieno: 305 km, 9 litri = 33.88 km/litro

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L’alta val Resia e i forti della Prima Guerra Mondiale

Il giorno dopo aver comprato la moto, ovviamente, non sto nella pelle e decido di partire per una lunga escursione da Udine a tutta la Val Resia, per poi spingermi a Chiusaforte e, scendendo, a San Daniele e Fagagna, per visitare i forti (in rovina) della difesa italiana dell’alto Tagliamento, la Prima Guerra Mondiale ha avuto uno dei suoi principali teatri nella mia regione e da anni sono un appassionato dell’argomento, molti dei miei viaggi saranno legati a questo tema.

Sono totalmente sprovvisto di abbigliamento “tecnico” e devo riparare su un giubbotto in pelle “chiodo” residuato degli anni ‘80, un “Buff” che uso quando vado in bici e degli occhiali Marconi con elastico, che avevo preso sempre per andare in bici, per sigillare bene gli occhi dopo un’operazione PRK per la riduzione della miopia. Li ho pure modificati sigillando tutte le prese d’aria, visto che non vorrei mandare a puttane gli esiti dell’operazione…

Inutile dire che il giubbotto in pelle va bene finche è mattina e fa fresco, poi è troppo pesante e fa sudare non poco; il Buff tirato su tutto il viso protegge abbastanza bene viso e collo dai moscerini e gli occhiali vanno alla grandissima, sento però la mancanza dei guanti e la possibilità di avere un casco integrale, ed infatti i miei acquisti futuri saranno rivolti a questi problemi.

Parto alla mattina con la calma, fa abbastanza fresco (è il 28 agosto), e punto verso la Val Resia. Arrivato a Ospedaletto (Gemona), decido di fare una deviazione, ed andare a cercare il Forte di Monte Ercole, che da quanto ne so, è in uno stato di totale abbandono.

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Già qui posso apprezzare il vantaggio di una On-off rispetto ad uno scooter, devo fare un po’ di strada bianca, in salita, la Varadero va che è una meraviglia e riesco ad arrivare fino all’interno delle rovine del forte, una visita a quel che rimane delle varie postazioni di interesse e poi via verso la Val Resia.

Nonostante sia sempre vissuto in Friuli, non mi sono mai addentrato in questa vallata, probabilmente perchè non è una meta turistica, non ha luoghi di elevato interesse storico/naturalistico ed è abbastanza inaccessibile, terminando a ridosso del massiccio del Canin, che oltrepassa i 2.500 metri.

La strada mi conferma che ho fatto bene ad aspettare di possedere una moto per andare in Val Resia: fino a Prato ed a Stolvizza tutto bene, poi sono dolori. La carreggiata ospita a malapena una vettura e se si vuole andare fino in fondo alla valle a Malga Coot  malga_coot_640.jpg(ed io voglio farlo…) ci sono circa dieci km di saliscendi paurosi in questo budello, con pendenze che arrivano anche al 20%.

La Varadero si comporta bene, in alcuni tratti devo inserire la prima quando le pendenze sono impossibili, ma il due cilindri procede tranquillo e la temperatura dell’acqua è appena al di sopra del normale…
Tutto OK fino alle rampe finali, lì è veramente impossibile procedere, la pendenza si aggira sul 25-30%, la strada è nel sottobosco, umida e sporca, sono costretto a fermarmi. Per darvi un’idea della pendenza, quando mi fermo la moto scivola indietro senza che possa fermarla e devo fare le acrobazie per parcheggiarmi sul parapetto, ho rischiato di fare fuori tutto al secondo giorno!

Procedo a piedi per l’ultimo tratto, una mezzoretta, arrivo alla Malga Coot dove mi faccio un piatto di gnocchi “d’altura” veramente insuperabili. Il panorama è favoloso, con il Canin sulla destra, la Baba Grande e Piccola appena dietro e la catena del Musi sulla sinistra.

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Finito il pasto parto verso il Forte di Chiusaforte, sulle varie guide che ho consultato c’è scritto che una strada bianca conduce al forte e che in moto si riesce a passare. Falso, l’attacco della stradina è subito dietro ad una curva in piena statale, per imboccarla bisognerebbe mettersi contromano e superare, da fermi, un salto di una ventina di centimetri, con un trial e il traffico bloccato, forse, ma così no…non mi resta altro che guardarlo da sotto:

chiusaforte_640.jpg

Sono troppo stanco per farmela a piedi (40 min.) e parto alla volta di San Daniele per cercare il Forte di Col Roncone, non ho nessuna mappa, non mi ricordo bene in quale laterale devo girare ed alla fine non lo trovo. Mi incazzo un po’, ma visto che è un’opera gemella rispetto a quella di Fagagna, riparto e vado appunto a Fagagna, qui la laterale in sterrato non posso sbagliarla e trovo subito il sito.

Il forte è in buono stato, non ci sono le torrette corazzate, ma si può visitare per intero, facendo ovviamente attenzione. Viene da sorridere (o da piangere) a pensare che un’opera come questa fu completamente inutile: piazzata male e con pochissime possibilità di essere utilizzata, fu smantellata ancora prima dell’ingresso in guerra (come molte altre) perchè obsoleta rispetto alle nuove armi (obici, mitragliatrici) che furono protagoniste nel primo conflitto mondiale.

fagagna-1_640.jpg  fagagna-2_640.jpg  fagagna-3_640.jpg  fagagna-4_640.jpg

Dopo quasi 8 ore di gita, tra moto e camminate nei boschi, sono un po’ cotto e me ne torno a casa, dopo aver percorso circa 150 km.

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Prime impressioni di guida

Dopo quasi una ventina d’anni senza guidare moto a marce, mi presento in concessionario con il mio vecchio casco, T-shirt e jeans (non a caso ho inserito una categoria “Abbigliamento”, ci saranno degli adeguamenti) per ritirare il nuovo acquisto.

Alla messa in moto il tono dello scarico è assolutamente favoloso, moderato ma con una tonalità decisa, seguo le indicazioni del meccanico e la prendo in mano.

Si guida con estrema facilità, il peso (150 kg) si fa sentire solo nei movimenti da fermo e nelle manovre strette, per il resto si va che è una meraviglia. Per i primi km il consiglio del concessionario è di non superare i 7000 giri, valore che consente di arrivare circa a 70 km/h, più che sufficiente per la città e dintorni.

La provo anche con un passeggero, nessun problema di sorta, la moto resta maneggevole anche se, ovviamente, un pelino più lenta.

L’unico appunto è relativo al cambio, un pò duro a freddo, problema che scompare dopo pochi minuti di utilizzo.

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Le ragioni per cui ho comprato la Honda Varadero 125

All’inizio dell’estate ho cominciato a raccogliere informazioni per la sostituzione del mio vecchio Scarabeo 100 Aprilia che ormai ha 7 anni. Il panorama degli scooter è abbastanza monotono, è solo una questione di scegliere la combinazione tecnico-estetica che più vi aggrada, i prezzi sono lì, dai 2500 ai 3500 Euro per un 125 a meno che non vogliate spendere oltre 5000 Euro per l’MP3 a tre ruote, esperimento che secondo me non ha molto futuro…

Dopo tanti anni di scooter però non ero del tutto convinto di voler continuare a percorrere la stessa strada, la tenuta di strada è quella che è, l’autonomia è limitata, il confort di guida è pessimo sulle buche e sulle strade extraurbane si è visti come dei pesci fuor d’acqua.

Decido quindi di esplorare il mondo delle moto, rigorosamente 125 cc. per diverse ragioni:

  1. non ho la patente “A” e non ho voglia di perdere tempo a farla;
  2. voglio una moto che consumi poco, visto che serve anche a ridurre i costi dell’auto;
  3. mi piace andare a palla con tutto quello che mi capita sotto il sedere, quindi se prendessi una moto che va a 240, tenderei a quella velocità;

mi piacerebbe comprare una moto italiana, addocchio l’Aprilia 125 RS, ma la posizione di guida da supersportiva è da incubo, e siccome mi piace portare un passeggero in comodità la scarto subito, senza nemmeno considerare i consumi e le prestazioni di una due tempi esasperata.

Giro e rigiro per i siti web, arrivo al sito della Honda Italia e, cliccando sul menu “On-off” arriva la folgorazione: il thumbnail alla voce “Varadero 125″ fa presagire una bella moto, ma quando apro la scheda l’innamoramento è d’obbligo. Questo piccolo gioiello monta un propulsore a 2 cilindri a V e questo manda in sollucchero tutti i miei ormoni di appassionato di motori…

Mi informo sui (pochi) post dei forum che riesco a trovare, si parla di consumi sui 30 km/l e 120 km/h di velocità massima, non potrei chiedere di meglio!

Decido di andare a vederla dal vivo, entro in concessionario e addocchio una Varadero, ma è talmente grossa che non mi sfiora nemmeno per la testa l’idea che sia un 125, chiedo all’addetto…conferma! quella 125 ipertrofica è proprio la Varadero 125!

Detto fatto, decido di comprarla quasi immediatamente, resta il dubbio sul colore, dubbio che viene fugato quando il concessionario mi offre uno sconto di 300 Euro se gli prendo quella grigia che ha in magazzino, tempo due giorni per l’immatricolazione e me la porto a casa.

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