L’alta val Resia e i forti della Prima Guerra Mondiale

Il giorno dopo aver comprato la moto, ovviamente, non sto nella pelle e decido di partire per una lunga escursione da Udine a tutta la Val Resia, per poi spingermi a Chiusaforte e, scendendo, a San Daniele e Fagagna, per visitare i forti (in rovina) della difesa italiana dell’alto Tagliamento, la Prima Guerra Mondiale ha avuto uno dei suoi principali teatri nella mia regione e da anni sono un appassionato dell’argomento, molti dei miei viaggi saranno legati a questo tema.

Sono totalmente sprovvisto di abbigliamento “tecnico” e devo riparare su un giubbotto in pelle “chiodo” residuato degli anni ‘80, un “Buff” che uso quando vado in bici e degli occhiali Marconi con elastico, che avevo preso sempre per andare in bici, per sigillare bene gli occhi dopo un’operazione PRK per la riduzione della miopia. Li ho pure modificati sigillando tutte le prese d’aria, visto che non vorrei mandare a puttane gli esiti dell’operazione…

Inutile dire che il giubbotto in pelle va bene finche è mattina e fa fresco, poi è troppo pesante e fa sudare non poco; il Buff tirato su tutto il viso protegge abbastanza bene viso e collo dai moscerini e gli occhiali vanno alla grandissima, sento però la mancanza dei guanti e la possibilità di avere un casco integrale, ed infatti i miei acquisti futuri saranno rivolti a questi problemi.

Parto alla mattina con la calma, fa abbastanza fresco (è il 28 agosto), e punto verso la Val Resia. Arrivato a Ospedaletto (Gemona), decido di fare una deviazione, ed andare a cercare il Forte di Monte Ercole, che da quanto ne so, è in uno stato di totale abbandono.

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Già qui posso apprezzare il vantaggio di una On-off rispetto ad uno scooter, devo fare un po’ di strada bianca, in salita, la Varadero va che è una meraviglia e riesco ad arrivare fino all’interno delle rovine del forte, una visita a quel che rimane delle varie postazioni di interesse e poi via verso la Val Resia.

Nonostante sia sempre vissuto in Friuli, non mi sono mai addentrato in questa vallata, probabilmente perchè non è una meta turistica, non ha luoghi di elevato interesse storico/naturalistico ed è abbastanza inaccessibile, terminando a ridosso del massiccio del Canin, che oltrepassa i 2.500 metri.

La strada mi conferma che ho fatto bene ad aspettare di possedere una moto per andare in Val Resia: fino a Prato ed a Stolvizza tutto bene, poi sono dolori. La carreggiata ospita a malapena una vettura e se si vuole andare fino in fondo alla valle a Malga Coot  malga_coot_640.jpg(ed io voglio farlo…) ci sono circa dieci km di saliscendi paurosi in questo budello, con pendenze che arrivano anche al 20%.

La Varadero si comporta bene, in alcuni tratti devo inserire la prima quando le pendenze sono impossibili, ma il due cilindri procede tranquillo e la temperatura dell’acqua è appena al di sopra del normale…
Tutto OK fino alle rampe finali, lì è veramente impossibile procedere, la pendenza si aggira sul 25-30%, la strada è nel sottobosco, umida e sporca, sono costretto a fermarmi. Per darvi un’idea della pendenza, quando mi fermo la moto scivola indietro senza che possa fermarla e devo fare le acrobazie per parcheggiarmi sul parapetto, ho rischiato di fare fuori tutto al secondo giorno!

Procedo a piedi per l’ultimo tratto, una mezzoretta, arrivo alla Malga Coot dove mi faccio un piatto di gnocchi “d’altura” veramente insuperabili. Il panorama è favoloso, con il Canin sulla destra, la Baba Grande e Piccola appena dietro e la catena del Musi sulla sinistra.

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Finito il pasto parto verso il Forte di Chiusaforte, sulle varie guide che ho consultato c’è scritto che una strada bianca conduce al forte e che in moto si riesce a passare. Falso, l’attacco della stradina è subito dietro ad una curva in piena statale, per imboccarla bisognerebbe mettersi contromano e superare, da fermi, un salto di una ventina di centimetri, con un trial e il traffico bloccato, forse, ma così no…non mi resta altro che guardarlo da sotto:

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Sono troppo stanco per farmela a piedi (40 min.) e parto alla volta di San Daniele per cercare il Forte di Col Roncone, non ho nessuna mappa, non mi ricordo bene in quale laterale devo girare ed alla fine non lo trovo. Mi incazzo un po’, ma visto che è un’opera gemella rispetto a quella di Fagagna, riparto e vado appunto a Fagagna, qui la laterale in sterrato non posso sbagliarla e trovo subito il sito.

Il forte è in buono stato, non ci sono le torrette corazzate, ma si può visitare per intero, facendo ovviamente attenzione. Viene da sorridere (o da piangere) a pensare che un’opera come questa fu completamente inutile: piazzata male e con pochissime possibilità di essere utilizzata, fu smantellata ancora prima dell’ingresso in guerra (come molte altre) perchè obsoleta rispetto alle nuove armi (obici, mitragliatrici) che furono protagoniste nel primo conflitto mondiale.

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Dopo quasi 8 ore di gita, tra moto e camminate nei boschi, sono un po’ cotto e me ne torno a casa, dopo aver percorso circa 150 km.

2 Commenti »

  1. [...] Settembre 2007 a 8:17 am · Archiviato in Abbigliamento Dopo il viaggio in val Resia mi rendo conto che devo investire un po’ per adeguare il mio abbigliamento ai giretti che [...]

  2. [...] di cercare di nuovo il forte di Col Roncone, che al mio primo tentativo non avevo trovato. Mi faccio quindi una piantina con Google Maps, segno tutti i riferimenti…e [...]

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