Archivio per Settembre 5, 2007

Subit e il Monte Namlen

Alle 17 finisco in ufficio, ho il resto della famiglia in vacanza, chi me lo fa fare di tornare a casa? 

E infatti devio e parto verso le montagne, beh, montagnine, collinone, insomma quegli agglomerati rigonfi che si affacciano sulla pianura friulana.
Sono strade che conosco bene dopo tanti anni di ciclismo, mi sono fatto praticamente tutte le salite nel raggio di 40 km da Udine, e decido di optare per una delle meno pendenti, quella che attraverso Subit porta sui monti le Zuffine, e più precisamente sotto il monte Namlen.

La strada fino a Subit non presenta nessun problema, anzi, è stata riasfaltata di recente per gran parte del percorso, sembra una pista…violente tracce di staccate mi ricordano sia le traiettorie migliori, sia che per l’ennesimo anno mi sono perso il Rally delle Alpi Orientali, vabbè… La Varadero procede tranquillamente in terza, la seconda serve solo per i tornanti, veramente stretti.

Dopo Subit incontro un cartello che, minaccioso, indica che la strada è militare, senza manutenzione e che si “declina ogni responsabilità”; mi ricorda un po’ quelle scritte all’inizio dei film porno che recitavano “chi prosegue nella visione è consapevole e quindi consenziente”, non gli dò molto peso e proseguo.

La strada l’avevo percorsa per l’ultima volta con la bici da corsa 7-8 anni fa e, a parte qualche buco, era praticamente normale, ora invece, dopo che i militari se ne sono andati dal Friuli, la strada è un’autentica merda.

La vegetazione la rende strettissima, il muschio cresce in tutte le parti in ombra e molte volte il vecchio asfalto, chiarissimo, si confonde con un infido brecciolino, stesso colore ma aderenza molto diversa, in discesa è meglio non toccare il freno davanti e in salita capita che la posteriore slitti, è come andare sul ghiaccio… questa foto chiarisce un po’ lo scenario:

strada-namlen.jpg

arrivo allo scollinamento, dove non c’è nulla, solo una stradina si diparte verso un’area nascosta in cui ci sono delle panche e dei tavoli. Immagino che in estate sia un piccolo paradiso, visto che è in mezzo agli alberi e con un panorama favoloso…
Decido di non proseguire, dal lato di Taipana la strada me la ricordo pessima, ora sarà praticamente un budello nella giungla…
Sul Namlen si gode di un’ottima vista su Taipana, incassata alle pendici del Gran Monte e con la catena del Musi che fa capolino da dietro:

taipana.jpg

dopo aver ripercorso la strada-budello, a Subit mi fermo per un panorama sulla sottostante Attimis:

attimis-subit.jpg

e via a casa, un’ottantina di km in tutto, al freddo, perchè stamattina c’erano 9 gradi a Udine e a 1000 metri alle 18.30 non penso che la temperatura fosse molto diversa, è arrivato il momento di comprarsi i guanti invernali…

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Primo pieno

Dopo aver letto sui forum che la Varadero fa dai 25 ai 30 con un litro e che l’autonomia in genere è sui 400 km, quando passo i 300, considerando che è in rodaggio (conseguenti maggiori attriti e quindi più consumi) mi fermo al distributore, mi mette 9 litri (capienza 17), di più non ce ne stanno…

Risultato del primo pieno: 305 km, 9 litri = 33.88 km/litro

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L’alta val Resia e i forti della Prima Guerra Mondiale

Il giorno dopo aver comprato la moto, ovviamente, non sto nella pelle e decido di partire per una lunga escursione da Udine a tutta la Val Resia, per poi spingermi a Chiusaforte e, scendendo, a San Daniele e Fagagna, per visitare i forti (in rovina) della difesa italiana dell’alto Tagliamento, la Prima Guerra Mondiale ha avuto uno dei suoi principali teatri nella mia regione e da anni sono un appassionato dell’argomento, molti dei miei viaggi saranno legati a questo tema.

Sono totalmente sprovvisto di abbigliamento “tecnico” e devo riparare su un giubbotto in pelle “chiodo” residuato degli anni ‘80, un “Buff” che uso quando vado in bici e degli occhiali Marconi con elastico, che avevo preso sempre per andare in bici, per sigillare bene gli occhi dopo un’operazione PRK per la riduzione della miopia. Li ho pure modificati sigillando tutte le prese d’aria, visto che non vorrei mandare a puttane gli esiti dell’operazione…

Inutile dire che il giubbotto in pelle va bene finche è mattina e fa fresco, poi è troppo pesante e fa sudare non poco; il Buff tirato su tutto il viso protegge abbastanza bene viso e collo dai moscerini e gli occhiali vanno alla grandissima, sento però la mancanza dei guanti e la possibilità di avere un casco integrale, ed infatti i miei acquisti futuri saranno rivolti a questi problemi.

Parto alla mattina con la calma, fa abbastanza fresco (è il 28 agosto), e punto verso la Val Resia. Arrivato a Ospedaletto (Gemona), decido di fare una deviazione, ed andare a cercare il Forte di Monte Ercole, che da quanto ne so, è in uno stato di totale abbandono.

ospedaletto-1_640.jpg   ospedaletto-2_640.jpg  ospedaletto-3_640.jpg  ospedaletto-cofano_dx_640.jpg

Già qui posso apprezzare il vantaggio di una On-off rispetto ad uno scooter, devo fare un po’ di strada bianca, in salita, la Varadero va che è una meraviglia e riesco ad arrivare fino all’interno delle rovine del forte, una visita a quel che rimane delle varie postazioni di interesse e poi via verso la Val Resia.

Nonostante sia sempre vissuto in Friuli, non mi sono mai addentrato in questa vallata, probabilmente perchè non è una meta turistica, non ha luoghi di elevato interesse storico/naturalistico ed è abbastanza inaccessibile, terminando a ridosso del massiccio del Canin, che oltrepassa i 2.500 metri.

La strada mi conferma che ho fatto bene ad aspettare di possedere una moto per andare in Val Resia: fino a Prato ed a Stolvizza tutto bene, poi sono dolori. La carreggiata ospita a malapena una vettura e se si vuole andare fino in fondo alla valle a Malga Coot  malga_coot_640.jpg(ed io voglio farlo…) ci sono circa dieci km di saliscendi paurosi in questo budello, con pendenze che arrivano anche al 20%.

La Varadero si comporta bene, in alcuni tratti devo inserire la prima quando le pendenze sono impossibili, ma il due cilindri procede tranquillo e la temperatura dell’acqua è appena al di sopra del normale…
Tutto OK fino alle rampe finali, lì è veramente impossibile procedere, la pendenza si aggira sul 25-30%, la strada è nel sottobosco, umida e sporca, sono costretto a fermarmi. Per darvi un’idea della pendenza, quando mi fermo la moto scivola indietro senza che possa fermarla e devo fare le acrobazie per parcheggiarmi sul parapetto, ho rischiato di fare fuori tutto al secondo giorno!

Procedo a piedi per l’ultimo tratto, una mezzoretta, arrivo alla Malga Coot dove mi faccio un piatto di gnocchi “d’altura” veramente insuperabili. Il panorama è favoloso, con il Canin sulla destra, la Baba Grande e Piccola appena dietro e la catena del Musi sulla sinistra.

val_resia-1_640.jpg

Finito il pasto parto verso il Forte di Chiusaforte, sulle varie guide che ho consultato c’è scritto che una strada bianca conduce al forte e che in moto si riesce a passare. Falso, l’attacco della stradina è subito dietro ad una curva in piena statale, per imboccarla bisognerebbe mettersi contromano e superare, da fermi, un salto di una ventina di centimetri, con un trial e il traffico bloccato, forse, ma così no…non mi resta altro che guardarlo da sotto:

chiusaforte_640.jpg

Sono troppo stanco per farmela a piedi (40 min.) e parto alla volta di San Daniele per cercare il Forte di Col Roncone, non ho nessuna mappa, non mi ricordo bene in quale laterale devo girare ed alla fine non lo trovo. Mi incazzo un po’, ma visto che è un’opera gemella rispetto a quella di Fagagna, riparto e vado appunto a Fagagna, qui la laterale in sterrato non posso sbagliarla e trovo subito il sito.

Il forte è in buono stato, non ci sono le torrette corazzate, ma si può visitare per intero, facendo ovviamente attenzione. Viene da sorridere (o da piangere) a pensare che un’opera come questa fu completamente inutile: piazzata male e con pochissime possibilità di essere utilizzata, fu smantellata ancora prima dell’ingresso in guerra (come molte altre) perchè obsoleta rispetto alle nuove armi (obici, mitragliatrici) che furono protagoniste nel primo conflitto mondiale.

fagagna-1_640.jpg  fagagna-2_640.jpg  fagagna-3_640.jpg  fagagna-4_640.jpg

Dopo quasi 8 ore di gita, tra moto e camminate nei boschi, sono un po’ cotto e me ne torno a casa, dopo aver percorso circa 150 km.

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