Archivio per Settembre, 2007

I forti di Santa Margherita e Col Roncone

Sabato 29 settembre è una giornata meteorologicamente pessima, una depressione che ha causato pioggia da mercoledì non vuole lasciare il Friuli e le ultime nuvole rendono il cielo molto minaccioso, ma dopo tanti giorni senza moto, beh, un viaggio breve ci può stare.

Decido di cercare di nuovo il forte di Col Roncone, che al mio primo tentativo non avevo trovato. Mi faccio quindi una piantina con Google Maps, segno tutti i riferimenti…e me la dimentico a casa.

Ovviamente per arrivarci evito la statale, e prendo la strada che passa attraverso Alnicco, Brazzacco e Moruzzo, deviando per Santa Margherita del Gruagno, dove c’è uno dei quattro forti gemelli del Medio Tagliamento, gli altri sono Fagagna, Col Roncone e Monte Bernadia. Il forte di Santa Margherita non è accessibile, in quanto ora è proprietà della Pro-Loco di Brazzacco, le torrette corazzate sono state sostituite da quattro tetti in tegola, sono stati messi degli infissi e sull’entrata campeggia una scritta “Degustazione prosciutto e formaggio”, è diventato insomma una specie di ristorante per le sagre di paese, una fine un po’ triste.

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Il forte di Santa Margherita del Gruagno

Un paio di foto e mi rimetto in marcia per Col Roncone, anche questa volta non riesco a trovare subito la strada bianca, perchè ce n’è una miriade, fortunatamente incontro dei locali che mi indicano la strada (è la prima strada bianca a sinistra dopo il cartello turistico marrone di Rive d’Arcano).

All’arrivo un cartello di lavori ed un portone sbarrano la strada. Leggo che sono stati stanziati quasi 500.000 Euro (!) per restaurarlo e valorizzarlo e che il termine dei lavori era fissato per fine 2006. Fortunatamente il cancello ha una luce verso il terreno enorme, striscio sotto e posso andare a vederlo da vicino.

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Il forte di Col Roncone

Il forte è in condizioni splendide, sembra appena stato costruito, il fossato è completamente ripulito, sono state realizzate delle finte torrette corazzate, è dotato di ringhiera lungo tutto il perimetro e pare essere servito di elettricità e riscaldamento, visto sul lato nord-ovest c’è una centrale elettrica ed un fumaiolo cromato nuovo di zecca.

Ora la domanda è: come e quando decideranno di “valorizzarlo”, visto che si trova in una zona piuttosto isolata, alla quale si accede dopo un chilometro di strada bianca e che l’interno del forte (se la struttura originale è stata conservata) è piuttosto angusto?

Con queste domande torno di fretta a casa perchè il meteo sta peggiorando, c’è tempo per un episodio curioso: parto ad un semaforo, metto tre marce e vedo un vigile che mi espone la paletta. Mi fermo, mi controlla tutti i documenti, incredulo di trovarsi davanti ad una 125, parole testuali: “l’ho fermata perchè avevo visto che era una moto grossa”. Infatti aveva appena blindato uno con una BMW R1200GS, solo che con me casca male, quando mi ha messo paletta ero a 45 all’ora. Si informa sulla moto e poi mi lascia andare.

Arrivo a casa, parcheggio la Varadero e dopo dieci minuti viene giù un acquazzone pauroso, scampata bella…

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Quarto pieno

10.35 litri per percorrere 325 chilometri: risultato 31.4 km/litro.

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Il monte Stol e dintorni

Sabato 22 settembre è una splendida giornata di sole, alta pressione e un bell’anticiclone sull’Italia promettono tempo stabile per diversi giorni ancora, per cui posso partire per un viaggetto con la piccola Varadero.

Destinazione il monte Stol, o perlomeno le sue pendici che danno a sud, visto che in cima ci si arriva solamente a piedi e, visto che ho solo tre ore scarse di tempo, non me lo posso permettere.


(La strada che porta in cima allo Stol fotografata dal cimitero di Prossenicco)

Per prima cosa decido di fare visita ad uno dei luoghi più sperduti d’Italia, il valico confinario di seconda categoria di Ponte Vittorio Emanuele, costituito da una casermetta con una sola stanza ed un solo militare della Guardia di Finanza, a cui spetta l’ingrato compito di presidiare questo “avamposto” del nostro paese.

  
Per farvi capire quanto sia isolato, è sufficiente descrivere il percorso necessario per arrivarci: si passa Subit, la cui strada per arrivarci è descritta nell’articolo relativo al Monte Namlen, si tiene la destra e si valica la forcella del Plan del Jof, posta un paio di km più a monte, quindi si scende verso Prossenicco,

 (Prossenicco, sullo sfondo il monte Stol)

in una vallata posta quasi totalmente all’ombra, e dopo 8 km si arriva al paese. Da qui si scende ancora, per un paio di km, per arrivare a livello del fiume Natisone, la cui portata è ancora scarsa in questa zona, ecco in questo punto c’è il Ponte Vittorio Emanuele. Praticamente il primo luogo abitato degno di questo nome, Attimis, è a 18 km. Prossenicco non fa testo…

So che il valico è di seconda categoria ed è quindi necessario il lasciapassare per i confinanti, ma provo lo stesso a chiedere al finanziere se mi fa passare, richiesta negata, faccio un paio di foto ed arrivano tre motociclisti, dispersi, a cui indico la strada per arrivare a Porzus.

Riprendo la moto e risalgo la strada infinita che riporta al Plan del Jof; ora che la conosco (il rischio è sempre lo sporco e il brecciolino) e so che è pulita, oltre che asfaltata di fresco in diversi punti, ci dò dentro e la risalita è molto piacevole, in pochissimi tratti la strada è infida, con delle buche fastidiose o dei residui di taglio della legna.

Arrivato al Plan del Jof prendo a sinistra verso Porzus e la Bocchetta di S.Antonio, strade che conosco a perfezione, ma che non percorro da tanto. Ci sono dei tratti asfaltati da poco ed assicurati con i guard rail, ma purtroppo gran parte della strada è strettissima e piena di brecciolino, bisogna fare molta attenzione.

Dopo la Bocchetta, giro a sinistra verso Montefosca, e qui la strada è veramente pessima. Me la ricordavo brutta dai miei viaggi in bici da corsa, ma in moto è pure peggio: sporca, stretta, senza protezioni e con pochissimi tratti panoramici. Veramente poco godibile. Il disgusto continua con la discesa che da Montefosca porta a Loch di Pulfero: in bici è piacevole, sia salire che scendere, in moto è una rottura di palle, la strada è lentissima, piena di pieghe cieche, stretta e dissestata.


(Montefosca e il Mataiur sullo sfondo)

Arrivare sulla statale è quindi una liberazione: mi piazzo a 80-90 all’ora e procedo verso il valico di Stupizza. Entro in Slovenia e procedo entro i limiti, visto che i poliziotti dell’ex Yugoslavia sono famosi per il loro zelo e la voglia di fare cassa alle spese dei turisti italiani…

Arrivo a Staro Selo, idioma orribile per definire Sella di Caporetto e prendo a sinistra per portarmi verso Bergogna (Breginj nella barbara lingua slava): la strada è semplicemente splendida! Non c’è un metro di rettilineo, non c’è un cane ed è in leggera salita.


(Lo Stol fotografato dalla Statale all’altezza di Kred)

Gli prendo le misure all’andata, quindi arrivo a Bergogna, faccio un paio di foto allo Stol illuminato dal sole che sta tramontando e poi riparto, si è fatto tardi.


(Bergogna)

Al ritorno la strada è godibilissima con la Varadero, probabilmente con una moto più grossa risulterebbe troppo lenta (quasi tutte le curve sono da quarta…in discesa), ma con la 125 ci si diverte un sacco, senza mai superare i limiti.

Ritornato sulla statale a Staro Selo, riattraverso il paese di Kred e, visto che avevo controllato la strada all’andata senza scorgere pattuglie della “Policija”, mi piazzo a manetta sulla strada deserta: c’è solo qualche piega e la si può prendere in pieno a 100-110 km/h, alla faccia degli slavi! :-)
Arrivo al valico da bravo ragazzo a 20 all’ora, quindi mi ributto a pesce (limitandomi ai 90 all’ora, ma potrei ricordare male…) sul versante italiano che da Stupizza porta a San Pietro al Natisone. I primi chilometri sono fantastici, anche qui le curve si possono prendere in pieno e non c’è un cane, poi quando cominciano a susseguirsi i paesi, si incontra un po’ di traffico e bisogna andare tranquilli.

Il rientro da San Leonardo a Udine non offre nulla da raccontare: il giro ammonta a 148 km.

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Guanti invernali

Stamattina faceva freschino, 7 gradi. Per andare al lavoro ho quindi colto l’occasione per provare i nuovi guanti invernali Phaeton H20 della Rev’it! (65 Euro).

A quella temperatura sono fantastici, mani caldissime per tutta la mezzoretta di viaggio. Vi terrò aggiornati quando farà più freddo…

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Il bauletto (o baulino) originale per la Varadero

Quando ho ordinato la moto, avevo chiesto anche il bauletto, che è arrivato in seguito e mi è stato montato in occasione del primo tagliando.

Si integra molto bene con la moto, ha un sistema di sgancio molto funzionale che permette di toglierlo o montarlo in pochi secondi.

Questa una foto della Varadero 125 con il bauletto, purtroppo la foto l’ha fatta mia moglie e ha tagliato il suddetto bauletto a metà…

Ovviamente la definizione di “baulino” arriva dal passeggero della foto, mio figlio Alessandro. :-)

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Addio Buff, arriva la balaclava Spider

Vita grama.

Oggi a causa di contrattempi non sono riuscito a fare un viaggio a Sauris che aspettavo da un po’, ho avuto solamente tempo di fare una cinquantina di chilometri fino a Cergneu, meno male che la strada che porta ad Attimis attraverso Ravosa è un godimento di curve e saliscendi che pare di stare al Nurburgring, così anche se il giro è stato breve…è stato intenso.

La chiesetta di Santa Maria a Cergneu:

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Questo solo per introdurre il nuovo capo di abbigliamento, che oggi ho provato per la prima volta: la balaclava Spider della Spark in microfibra.

Fino ad ora se non c’era freddo usavo il tubolare “Buff” tirato sul viso per evitare di mangiarmi tutti gli insetti che incontravo sul mio percorso, ma la balaclava, beh, è un’altra storia!

Il comfort è nettamente migliore: laddove il Buff tira, sventola, schiaccia, la balaclava invece è perfetta, aderente, traspirante e coprente anche dove il Buff non arriva, ad esempio la zona della fronte sopra gli occhiali, dove facevo certi frontali con le api che lasciavano il segno…
Non c’è paragone, usare il Buff è praticamente un calvario in confronto alla balaclava, soprattutto nella zona delle orecchie, che rimangono invariabilmente schiacciate dal Buff e dall’elastico degli occhiali. A meno che non siate dei fanatici del fazzoletto/tubolare sul viso, non è proprio il caso di utilizzarlo, molto meglio la balaclava.

Prezzo: 21 Euro da Mega Inter Sport.

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Tagliando 1000 km

Ieri ho ritirato la Varadero dopo il primo tagliando, quello dei 1000 km: tutto ok, costo 100 Euro tondi tondi.

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Acquisto di casco, guanti e giubbotto

Dopo il viaggio in val Resia mi rendo conto che devo investire un po’ per adeguare il mio abbigliamento ai giretti che farò in moto…

La prima spesa è per il casco, visto che il mio vecchio “M.Robert” ha la visiera crepata e non trovo i ricambi. Opto per il modulare Mathisse Sport della Airoh, lo vedo su Ebay a 90 Euro, ma in molti casi, e la cosa non è specificata chiaramente, si tratta di caschi con calotta non verniciata, non sono convinto della cosa e preferisco andare al concessionario Airoh (Tecno Sport Morena, Tricesimo, UD), pagarlo 130 Euro ed averlo in un grigio metallizzato molto simile a quello del Varadero.

Il casco è ottimo, quando ha la mentoniera alzata il vento non crea problemi e quando è chiuso il confort è ottimale, niente da dire sul prodotto.

Per i guanti estivi decido di non spendere molto e opto per i “Tucano Urbano” Ginko 947, costo 24 Euro. Confort buono, sotto i 10 gradi però il freddo si fa sentire parecchio.

La giacca. E’ un problema, perchè quelle “di marca” in tessuto mi vengono proposte invariabilmente a 200 Euro, cifra che non ho intenzione di spendere, faccio di testa mia, vado da Bep’s e compro una Axo “Easy Jacket” in offerta a 56 Euro, ha l’interno imbottito sfoderabile, non è all’ultimo grido, ma si dimostra funzionale. Senza interno resiste tranquillamente a temperature fino agli 8 gradi su percorsi fino a 20 km (oltre non ho ancora avuto modo di provarla).

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Terzo pieno

A quota 1000 km. ecco i dati del terzo pieno: 14 litri per 443.8 km, per una media di 31.7 km/l.

I consumi non mi sembrano alti, tenuto conto che ho fatto un bel po’ di montagna e un viaggio da 120 km in due in cui ho tenuto il gas aperto parecchio.

Domani primo tagliando.

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Gorizia e il monte Sabotino (a metà…)

Domenica 2 settembre c’è una bella giornata di sole e caldo a Udine, quindi decido di andare a mangiare a Gorizia e ritornare in tempo per la gara della MotoGP in TV, ovviamente, visto che sono di strada, vorrei andare a cercare la strada che porta in cima al monte Sabotino, altura che domina Gorizia e che fu di importanza strategica nella prima guerra mondiale.

La suddetta strada è molto difficile da trovare, bisogna salire verso Oslavia e ad un tornante a sinistra girare per Costa Bona, proseguire in mezzo ai vigneti e quindi prendere a destra quando la strada comincia a salire, ancora un po’ di km e si arriva in Località Villa Vasi. Qui trovo due della forestale, a cui chiedo lumi sulla fantomatica strada.

E’ una strada militare, dico a quelli della forestale che devo solo fare un giretto e mi rispondono “varda che no te bechi i Carabinieri o i te denuncia”.

In effetti l’imbocco è abbastanza minaccioso, c’è un enorme cartello di divieto (anche di transito a piedi) se non accompagnati da autorità militare e dotati di permesso. Entro lo stesso, faccio un chilometro ed arrivo al piazzale panoramico e mi fermo.

Questo piazzale è proprio sopra quella che io chiamo “la strada della guerra fredda” e cioè un pezzo di statale slovena che passa in territorio italiano per poi sbucare di nuovo in Slovenia. All’epoca della guerra fredda per evitare espatrii indesiderati, la suddetta strada fu circondata di reti di protezione altissime e fiancheggiata per tutto il suo percorso da due strade per il pattugliamento.
Si può intuire quale fosse l’atmosfera dell’epoca, sembra di stare a Berlino, solo che invece di avere un muro in mezzo alle case, è ai bordi della strada.

Decido di non proseguire per evitare grane, la strada arriverebbe praticamente in cima al Sabotino e da qui si potrebbe scendere verso Ovest a visitare le postazioni austriache (recentemente utilizzate da Alberto Angela per il suo speciale sulla Prima Guerra Mondiale), ma ’sta cosa della denuncia dei Carabinieri non mi lascia tranquillo. Ovviamente non faccio nemmeno delle foto, essendo in zona di confine.

Quando scendo (e sono ancora nella strada militare), incrocio la Panda della Forestale che probabilmente sta venendo a cercarmi…saluto con la mano e fuggo!

Vado quindi a Gorizia e faccio una deviazione per vedere Piazza della Transalpina, altro simbolo della guerra fredda. Questa piazza ospita la stazione della Transalpina, che all’epoca della divisione del territorio dopo la Seconda Guerra Mondiale, fu assegnata alla Yugoslavia.

La cosa paradossale era (ed è) che il confine passa proprio in mezzo alla piazza, quindi la stazione voltava le spalle alla Yugoslavia… Con la fronte rivolta verso l’Italia non poteva mancare la provocazione di regime e, fino alla caduta del muro, sulla facciata compariva la scritta “Stiamo costruendo il socialismo”, accompagnata da una bella stella rossa.

Nel 2004, con l’adesione della Slovenia all’Unione Europea, hanno deciso di fare un gesto simbolico, abbattere la rete che divideva in due la piazza e renderla aperta alla pubblica circolazione. Aperta è una parola grossa, perchè in realtà dei cartelli in tre lingue ricordano come ci si trovi in prossimità del confine di Stato e che la circolazione è consentita solo all’interno della piazza. Insomma, era meglio se lasciavano la rete…

Arrivata l’ora della pappa mi fiondo alla “Trattoria da Gianni”, nota in tutto il Friuli per le sue porzioni elefantiache. Mi prendo una “ljubljanska” (Cordon bleu) ed una porzione di patate in tecia, sono enormi, le affronto con calma ma non serve a niente, arrivo circa a metà ed il resto me lo porto a casa, come da costume del locale. Per curiosità, quando arrivo a casa peso gli avanzi: 1 chilo di roba!!!! Ci si può mangiare in due, se non in tre ed il prezzo è irrisorio, ho speso solo 15 euro…

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