Sabato 22 settembre è una splendida giornata di sole, alta pressione e un bell’anticiclone sull’Italia promettono tempo stabile per diversi giorni ancora, per cui posso partire per un viaggetto con la piccola Varadero.
Destinazione il monte Stol, o perlomeno le sue pendici che danno a sud, visto che in cima ci si arriva solamente a piedi e, visto che ho solo tre ore scarse di tempo, non me lo posso permettere.

(La strada che porta in cima allo Stol fotografata dal cimitero di Prossenicco)
Per prima cosa decido di fare visita ad uno dei luoghi più sperduti d’Italia, il valico confinario di seconda categoria di Ponte Vittorio Emanuele, costituito da una casermetta con una sola stanza ed un solo militare della Guardia di Finanza, a cui spetta l’ingrato compito di presidiare questo “avamposto” del nostro paese.

Per farvi capire quanto sia isolato, è sufficiente descrivere il percorso necessario per arrivarci: si passa Subit, la cui strada per arrivarci è descritta nell’articolo relativo al Monte Namlen, si tiene la destra e si valica la forcella del Plan del Jof, posta un paio di km più a monte, quindi si scende verso Prossenicco,
(Prossenicco, sullo sfondo il monte Stol)
in una vallata posta quasi totalmente all’ombra, e dopo 8 km si arriva al paese. Da qui si scende ancora, per un paio di km, per arrivare a livello del fiume Natisone, la cui portata è ancora scarsa in questa zona, ecco in questo punto c’è il Ponte Vittorio Emanuele. Praticamente il primo luogo abitato degno di questo nome, Attimis, è a 18 km. Prossenicco non fa testo…
So che il valico è di seconda categoria ed è quindi necessario il lasciapassare per i confinanti, ma provo lo stesso a chiedere al finanziere se mi fa passare, richiesta negata, faccio un paio di foto ed arrivano tre motociclisti, dispersi, a cui indico la strada per arrivare a Porzus.
Riprendo la moto e risalgo la strada infinita che riporta al Plan del Jof; ora che la conosco (il rischio è sempre lo sporco e il brecciolino) e so che è pulita, oltre che asfaltata di fresco in diversi punti, ci dò dentro e la risalita è molto piacevole, in pochissimi tratti la strada è infida, con delle buche fastidiose o dei residui di taglio della legna.
Arrivato al Plan del Jof prendo a sinistra verso Porzus e la Bocchetta di S.Antonio, strade che conosco a perfezione, ma che non percorro da tanto. Ci sono dei tratti asfaltati da poco ed assicurati con i guard rail, ma purtroppo gran parte della strada è strettissima e piena di brecciolino, bisogna fare molta attenzione.
Dopo la Bocchetta, giro a sinistra verso Montefosca, e qui la strada è veramente pessima. Me la ricordavo brutta dai miei viaggi in bici da corsa, ma in moto è pure peggio: sporca, stretta, senza protezioni e con pochissimi tratti panoramici. Veramente poco godibile. Il disgusto continua con la discesa che da Montefosca porta a Loch di Pulfero: in bici è piacevole, sia salire che scendere, in moto è una rottura di palle, la strada è lentissima, piena di pieghe cieche, stretta e dissestata.

(Montefosca e il Mataiur sullo sfondo)
Arrivare sulla statale è quindi una liberazione: mi piazzo a 80-90 all’ora e procedo verso il valico di Stupizza. Entro in Slovenia e procedo entro i limiti, visto che i poliziotti dell’ex Yugoslavia sono famosi per il loro zelo e la voglia di fare cassa alle spese dei turisti italiani…
Arrivo a Staro Selo, idioma orribile per definire Sella di Caporetto e prendo a sinistra per portarmi verso Bergogna (Breginj nella barbara lingua slava): la strada è semplicemente splendida! Non c’è un metro di rettilineo, non c’è un cane ed è in leggera salita.

(Lo Stol fotografato dalla Statale all’altezza di Kred)
Gli prendo le misure all’andata, quindi arrivo a Bergogna, faccio un paio di foto allo Stol illuminato dal sole che sta tramontando e poi riparto, si è fatto tardi.

(Bergogna)
Al ritorno la strada è godibilissima con la Varadero, probabilmente con una moto più grossa risulterebbe troppo lenta (quasi tutte le curve sono da quarta…in discesa), ma con la 125 ci si diverte un sacco, senza mai superare i limiti.
Ritornato sulla statale a Staro Selo, riattraverso il paese di Kred e, visto che avevo controllato la strada all’andata senza scorgere pattuglie della “Policija”, mi piazzo a manetta sulla strada deserta: c’è solo qualche piega e la si può prendere in pieno a 100-110 km/h, alla faccia degli slavi! 
Arrivo al valico da bravo ragazzo a 20 all’ora, quindi mi ributto a pesce (limitandomi ai 90 all’ora, ma potrei ricordare male…) sul versante italiano che da Stupizza porta a San Pietro al Natisone. I primi chilometri sono fantastici, anche qui le curve si possono prendere in pieno e non c’è un cane, poi quando cominciano a susseguirsi i paesi, si incontra un po’ di traffico e bisogna andare tranquilli.
Il rientro da San Leonardo a Udine non offre nulla da raccontare: il giro ammonta a 148 km.